“L’aspetto a pranzo giovedì 18 febbraio alle 13;30 in fabbrica a Maranello”

Queste erano le poche parole scritte sull’invito in mano dei numerosi invitati, i tratti incerti della firma sul biglietto, scritta con l’immancabile inchiostro viola, tradivano l’età del festeggiato.
Quando entrarono nella sala banchetti più esclusiva del mondo gli invitati stentarono a riconoscere quello che il giorno prima era il loro posto di lavoro.

La mattina del 18 febbraio 1988 un vecchio signore si alzò di buon ora, come sempre, aveva sbrigato le solite faccende mattutine, che comprendevano la rasatura del fedele barbiere di tutta la vita e un veloce sguardo ai quotidiani e si preparava ad uscire di casa. Sembrava una mattina come le altre, ma evidentemente non lo era. Chiese di poter uscire da un’uscita secondaria, per evitare curiosi e conoscenti che avrebbero voluto fargli gli auguri. Lui, che in tutta la vita non si era mai preso un solo giorno di vacanza non festeggiava mai i compleanni e risolveva sempre facilmente il cruccio di chi deve fare un regalo a chi potrebbe avere tutto, rispondendo che non voleva regali.

La luce arrivava dai neon sugli alti soffitti, il pavimento di resina era coperto da una moquette rossa e i tavoli erano coperti da allegre tovaglie stampate con motivi floreali gialli e dello stesso colore erano i fiori che adornavano la sala. 1740 coperti, il servizio catering del ristorante Il Cavallino aveva fatto una specie di miracolo, e si apprestava a servire un menù composto da un antipasto misto di leccornie modenesi, due primi: tortellini Cavallino alla panna e lasagne alla Cardinale, due secondi: zampone di Modena con fagiolini e nodino di vitello con purè e verdure al forno, il tutto servito nel tempo record concordato di 50 minuti: il festeggiato compiva 90 anni e si sarebbe stancato presto.

Un compleanno con cifra tonda è un compleanno speciale e questo il “Vecchio” lo sapeva bene, quindi per la prima volta stupì tutti i suoi collaboratori chiedendo un regalo: una bella festa di compleanno. Una festa alla quale invitare tutti i suoi dipendenti, nessun V.I.P., nessun capo di stato, monarca o stella di Hollywood, solo i suoi fedeli collaboratori, in fondo li considerava la sua famiglia e un compleanno speciale va sempre festeggiato con le persone più care.

Alle 13 e 30 in punto si aprì una porta e in quella che fino al giorno prima era stata la linea di montaggio della F40, il modello celebrativo dei 40 anni del marchio, un fragoroso applauso commosse Enzo Ferrari che aiutato da Dino Tagliazucchi, il suo autista personale, si sedette su una comoda poltrona di pelle bianca. Al suo tavolo le persone più importanti: il figlio Piero, Franco Gozzi, fidato braccio destro di tutta la vita, il direttore generale Razzelli e il direttore sportivo Marco Piccinini.

Finito il pranzo, la festa si concluse con l’ingresso di una grande torta decorata da uno scudetto della Ferrari e sormontata da un cavallino di cioccolato. Dopo aver spento l’unica candela rossa, Ferrari chiese di poter ringraziare i suoi ospiti con qualche parola. Il figlio Piero gli porse un microfono e gli invitati piombarono in un attento silenzio. Con un filo di voce Enzo ringraziò i suoi commensali per essere intervenuti a festeggiare con lui e disse che quando un giorno lui non ci sarebbe più stato loro avrebbero avuto il compito di tenere alto il nome della fabbrica che insieme avevano reso grande, “la Ferrari sarà sempre una realtà insopprimibile” concluse.

I presenti ringraziarono con un lungo applauso e Ferrari, visibilmente commosso faticò a mantenere il suo proverbiale contegno dietro le lenti scure che lo accompagnavano anche quel giorno. Dopo aver brindato con uno Spumante con il sostegno del figlio Piero Ferrari si allontanò.

La festa di compleanno si era trasformata in un commuovente saluto, Enzo Ferrari si sarebbe spento il 14 agosto dell’anno successivo lasciando un segno indelebile nella storia dell’umanità.