Buio. Il respiro di Ayrton è intenso e profondo. Fuori piove e, anche se ho appena lasciato il sole cocente di una calda giornata di luglio, so che, in fin dei conti, tutto ha un senso… Signore e signori, benvenuti ad “Ayrton Magico, L’anima oltre i limiti”, un intenso e struggente viaggio nell’animo di un campione, diventato suo malgrado un mito intramontabile.

Non ho mai amato Senna, anzi, non nascondo che da ragazzino ferrarista quale ero negli anni ’90, ho spesso sperato che una sua giornata difficile potesse giovare alle Rosse trascinandole a ridosso di un podio che, per quanto possa sembrare impossibile, era comunque un’eventualità più remota di oggi. Quel fatidico 1° Maggio, influenzò radicalmente la percezione di milioni di persone: imboccando la via di fuga del Tamburello con la sua Williams, Ayrton ascese in diretta tv dallo status di pilota vincente a quello di leggenda ultraterrena, senza, di fatto, andarsene mai. Nel corso della mia carriera universitaria ho approfondito lo studio delle dinamiche che condizionano il percepito dello spettatore, dedicando la mia tesi di laurea all’analisi del ruolo che ricoprirono i media in questo processo e appurando come il mezzo attraverso il quale venne diffuso l’incidente sia risultato decisivo nella sua cristallizzazione.

Oggi, a 25 anni di distanza dalla sua scomparsa, la mostra allestita al Museo Multimediale Autodromo di Imola Checco Costa con il patrocinio dell’Instituto Ayrton Senna, chiude idealmente un cerchio: non è importante che siate stati appassionati o no, una volta entrati verrete presi per mano dalle emozioni e guidati lungo un percorso introspettivo che vi porterà a guardare l’uomo e il pilota con occhi diversi. Il curatore Matteo Brusa e il suo team hanno saputo condensare anni di carriera in un racconto dinamico ed appassionante con frequenti rimandi alla sfera più intima del pilota brasiliano. Ore ed ore di audio e video originali dell’archivio storico RAI selezionati e montati in una serie di contenuti da osservare lungo visita secondo una cadenza definita: esordi, trionfi, sconfitte e grandi rivalità si susseguono come se fossero le pagine di un album di famiglia.

Nell’era della digitalizzazione, non ci si poteva limitare ad una semplice raccolta di cimeli, ma trattandosi di uno spazio che sorge all’interno di un Autodromo, non potevano mancare alcune delle vetture che hanno contribuito a scrivere importanti pagine di storia del Motorsport, così come le tute e gli esemplari dell’iconico casco con la livrea verdeoro diventato nel tempo ben più di un elemento distintivo.

Essendo un romantico, nostalgico degli anni ’90, non ho potuto fare a meno di osservare i gesti e il linguaggio corporeo di chi, come me camminava tra un allestimento e l’altro, scovando in più di un’occasione, le tracce di una commozione latente, che mi spinge a sostenere, oggi più che mai, che Ayrton vive. Vive nello spirito di chi a distanza di anni continua a vedere in lui un punto di riferimento, vive nella passione di decine di migliaia di persone che ogni anno visitano il suo monumento all’interno della curva del Tamburello e vive nella determinazione di chi si è adoperato per organizzare questa mostra perché, in fondo “Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere…”

 

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