Nino corse dal nonno seduto con gli amici a giocare a carte. “Arrivano, arrivano”, gridava. Tutti si alzarono in piedi e uscirono dalla porta del bar un attimo prima che un rombo arrivasse da lontano.
Decine di persone si assieparono lungo il ciglio della strada, altri facevano capolino dietro la casa marrone in fondo alla curva, sarebbero stati i primi a vedere arrivare le auto, e quindi tutti gli sguardi erano diretti verso di loro.

Il rombo si faceva sempre più forte, forse erano due vetture. Il barbiere che stava appoggiato alla porta, ancora col rasoio in mano, azzardò: “Sono sicuro che è Scarlatti!” “Io dico che sarà Taruffi!” ribatté un signore con una tovaglia intorno al collo e il mento ancora insaponato.

I ragazzi in fondo alla curva iniziarono ad agitarsi e il rumore si fece sempre più forte. Un ragazzo alzò al di sopra della testa un pezzo di cartone dove con la vernice aveva scritto “W Maserati!”
Appena apparve il bolide rosso da dietro la casa marrone tutte le persone che fino a quel momento erano rimaste in un perfetto silenzio iniziarono ad urlare e a saltare eccitate. “Forza Ferrari! Forza Taruffi!” gridavano tutti. Il fragore divenne assordante, era un urlo feroce, qualcuno si coprì le orecchie con le mani ma rimase a guardare con occhi spalancati e un gran sorriso. L’auto fece una gran derapata proprio davanti al bar e sparì in fondo alla strada dietro il palazzo comunale. Tutto durò solo pochi secondi, mentre per qualche minuto nessuno vide più nulla se non la spessa coltre di polvere sollevata dalle ruote della Ferrari numero 535 che lentamente, molto lentamente, stava tornando a posarsi sul terreno.
Le persone si guardavano negli occhi con grandi sorrisi, e tutti rimasero ai loro posti perché sapevano che da lì a poco avrebbero assistito allo spettacolo che aspettavano da un anno intero: il passaggio della carovana della Mille Miglia, quella che il “Grande Vecchio” dell’automobilismo definiva “ la corsa più bella del mondo”.

Taruffi era primo, la sua auto aveva la trasmissione malandata, ma lui continuava a spingere, era la sua tredicesima partecipazione, e mai prima d’ora si era trovato tanto vicino alla vittoria. Tra le mani stringeva il grande volante di legno, lo sguardo concentrato seguiva la strada e le curve che gli arrivavano incontro. La mente cominciava a fantasticare su come sarebbe stato arrivare a Brescia per primo. Pensò alla promessa fatta alla moglie Isabella, pensò alla lunga sequenza di trofei vinti, pensò che era proprio così che aveva sognato di concludere la sua carriera di pilota professionista.
A Bologna Enzo Ferrari avvertì l’altro pilota della Ferrari, Von Trips, che il pilota romano aveva dei problemi al cambio e si raccomandò di non pressarlo troppo, il Vecchio voleva due Ferrari sul podio, non si curava troppo delle soddisfazioni personali dei piloti.

Così con un tempo di 10 ore, 27 minuti e 41 secondi Taruffi tagliò per primo il traguardo di quella che fu la sua ultima corsa, la XXIV edizione della Mille Miglia.

La Ferrari 335 S che sul cofano aveva il numero 531 sfrecciava sulla strada che da Mantova portava a Brescia, la corsa volgeva al termine, al marchese De Portago bastava tenere la posizione e il podio sarebbe stato tutto “rosso”. Questa era la sua prima partecipazione ad una Mille Miglia, e iniziare con un podio sarebbe stato un gran risultato. I suoi pensieri s’interruppero quando il volante fece un improvviso scatto verso sinistra, era scoppiata una gomma. L’asso spagnolo tentò di raddrizzare la traiettoria dell’auto ma perse il controllo e il bolide rosso impazzito finì senza controllo tra la folla che guardava la corsa al lato della strada.
La scena fu orribile, la vettura era ridotta ad una carcassa irriconoscibile. I corpi senza vita di De Portago e del suo copilota americano Edmund Gurner Nelson erano stati sbalzati sul terreno. Sulla scia lasciata dall’auto rimasero a terra i corpi di molti spettatori, furono in nove a non rialzarsi più, cinque dei quali erano bambini.

Mentre Piero Taruffi vinceva la sua prima ed ultima Mille Miglia, il Marchese De Portago moriva nella sua prima e ultima Mille Miglia.

Era il 12 maggio 1957, e quella fu l’ultima Mille Miglia per tutti.