Quando qualcuno deciderà di produrre un film sulla sua vita, gli sceneggiatori avranno poco da romanzare, perché la vita di Horacio Pagani sembra già un classico della letteratura.

La passione per i motori agita tutta la sua vita. Ha sempre avuto le idee chiare Horacio, sin da quando costruiva da solo i modellini con cui giocava nella casa paterna in Argentina. Lui lo sapeva già da allora, sarebbe diventato un costruttore di auto sportive, le migliori, le più esclusive, le più veloci.

Ha tutto già in mente, deve solo realizzare le sue idee, e per farlo si iscrive al corso di laurea in ingegneria.
Non ha ancora trent’anni quando decide di trasferirsi nel Paese che ha scelto come nuova casa e dove vuole concretizzare il progetto della sua vita.
La scelta è quasi obbligata, quella che è considerata la terra dei motori, la regione dove da mezzo secolo vengono costruite le vetture più prestigiose, vincenti e veloci del pianeta: in Italia, più precisamente nella zona dell’Emilia concentrata nella provincia di Modena. È su questa terra che nascono le Ferrari, le Lamborghini, le Maserati e le De Tomaso. Tutto condensato in pochi chilometri quadrati di pianura padana. Una sorta di triangolo delle Bermude dove la passione per la velocità è così forte da tramutarsi in raffinata meccanica.

Horacio arriva a Modena e va diretto alla Lamborghini, chiede di essere assunto, ma la società naviga in cattive acque e non c’è posto per un altro ingegnere. Horacio non si dà per vinto e accetta di essere assunto come operaio di terzo livello, sa già che l’importante è entrare nell’azienda, in modo da poter imparare tutto ciò che gli serve per poter dimostrare a tutti il suo valore e la bontà delle sue idee.
Potrebbe sembrare un presuntuoso, se non fosse che effettivamente le sue idee sono geniali. La specialità di Pagani sono i materiali compositi. La fibra di carbonio non è ancora utilizzata in questo settore, ma per lui non ha segreti, e quando propone all’azienda di dotare la Countach di appendici aerodinamiche in carbonio, i dirigenti gli dicono che non ci sono fondi per fare ricerche senza neanche sapere se queste appendici apporteranno vantaggi concreti. Pensate che Horacio si faccia intimidire? No, l’ingegnere chiede un prestito personale, compra un’autoclave, costruisce i pezzi che gli servono, li monta su una vettura e mette la Lamborghini davanti all’evidenza. I miglioramenti di prestazioni e tenuta di strada sono talmente evidenti che da quel momento la casa di Sant’Agata inizia ad utilizzare la fibra di carbonio per le sue vetture.

Nel 1988 arriva il momento del grande passo: Horacio si mette in proprio e inizia a progettare la supercar che ha sempre sognato.

Al Salone di Ginevra del 1999 c’è uno stand con il marchio Pagani nel quale fa splendida mostra di sé una Zonda C12. L’auto ha telaio e carrozzeria in carbonio, il propulsore sfoggia una stella a tre punte ed è costruito in Germania nel reparto AMG e promette di donare all’auto prestazioni d’eccellenza. La linea è bassa e filante e ricorda una vettura prototipo da gara. Sotto l’enorme cofano ogni elemento della meccanica è allo stesso tempo funzionale e bello, così come per ogni elemento degli interni, questo teorema è e sarà sempre la stella polare di Horacio. D’altronde il grande ispiratore di Horacio è Leonardo Da Vinci, il genio italiano che per primo dimostrò che arte e tecnica possono essere considerate sullo stesso piano.
Nelle sale della fabbrica le auto prendono forma coniugando passato e futuro, dando corpo con l’esperta manualità artigiana a progetti di finissima tecnologia. Tutto è fatto rigorosamente a mano, perché l’estrema cura dei dettagli e l’esclusività devono essere percepite in ogni singolo bullone dell’auto.

Horacio racconta la sua prima creatura a tutti quelli che passano nel suo stand come un papà orgoglioso racconta degli ottimi voti presi dal figlio. I suoi occhi brillano, ma quella luce non è solo la soddisfazione del risultato ottenuto, esprime tutto ciò che la sua passione sta preparando per il domani. Perché Pagani è sempre proiettato nel futuro, ogni volta che presenta un nuovo modello sta già lavorando al prossimo e sta già immaginando il successivo.

Qualche giorno fa la Pagani ha festeggiato i venti anni di attività, un’attività florida e in continua espansione dove il focus è sempre il cliente.
Pagani sostiene che quando una persona è disposta a spendere tanti soldi per acquistare un’auto che tutto sommato è “solo” un mezzo di divertimento, è giusto che la si metta al centro del progetto, quindi le sue creature devono essere perfette: veloci quando glielo si chiede, comode e funzionali per il resto del tempo, bellissime sempre.