Erano i primi anni novanta e quando la vedevo passare sulle strade di montagna, dove andavo in vacanza con la famiglia, attirava gli sguardi di tutti. Veramente in pochi sapevano di che auto si trattasse, gli amici meno informati la scambiavano per una Ferrari, quelli un po’ più esperti li correggevano sostenendo che fosse una Lotus. Ma eravamo solo in due o tre a sapere che si trattava di una Venturi.

Venturi è un marchio nato negli anni 80 a Couëron, nel nord est francese. L’intento dei fondatori fu subito chiaro, produrre un’alternativa economica ai modelli “entry level” della Ferrari. Oggi potrebbe apparire un’impresa senza speranza, ma bisogna ricordare che allora nel listino della casa di Maranello figurava la 208 GTB, sulla quale si era già dovuta installare una turbina per aumentare le prestazioni ritenute scarse per una Ferrari anche dagli stessi progettisti. I primi due modelli furono la 200 e la 260, realizzate nelle versioni Coupé e Spider. Erano due berlinette con motore centrale posteriore, la prima adottava un 2500cc da 200 cv e la seconda un 2800cc da 260 cv. La carrozzeria non era molto originale, ma comunque elegante e sportiva, il frontale basso era caratterizzato da una coppia di fari a scomparsa, mentre la coda aveva due pinne laterali che incorniciavano il cofano motore, che a sua volta terminava con una piccola appendice aerodinamica. I cerchi in lega avevano una forma a stella con cinque punte, un must per le sportive dell’epoca. Gli interni erano chiaramente ispirati alle sportive inglesi, pelle color crema e radica avvolgevano il pilota ed il suo passeggero in un mix di raffinatezza e sportività.

L’impresa era comunque ardua, le vendite non decollavano, soprattutto in Italia, dove le leggi fiscali e il prezzo della benzina rendevano faticoso mantenere una sportiva degna di questo nome.
La soluzione che adottarono fu quella di realizzare una piccola serie di una ventina di esemplari, per il solo mercato italiano. Questi erano equipaggiati con un motore due litri sovralimentato, come fecero la Maserati e la Ferrari con la Biturbo e la 208. La carrozzeria rimase quella in vetroresina delle sorelle maggiori e il peso di appena 1290 kg rendeva adeguati i 180 cv per un’esperienza di guida veloce ed appagante. La scelta di un propulsore di derivazione Renault favorì i costi di esercizio e il reperimento dei pezzi di ricambio.

Questo diede vita alla Venturi 111 Cup che vedevo girare in montagna. Il colore era un elegante verde British Racing. Certo, il marchio non era blasonato come quello di Maranello, e neanche si avvicinava alle glorie sportive della Lotus, ma quest’auto aveva una dignità tutta sua.
È stata comunque una vera sportiva di razza, non impegnativa nella guida e nel mantenimento; affidabile e veloce forse fu davvero l’alternativa alle vetture più piccole del listino di Maranello che purtroppo non capirono in molti.
La 111 Cup sembra essere un’auto fantasma, in rete non si trovano notizie certe, solo un paio di annunci di vendita scaduti da qualche anno e Wikipedia non la riportava nemmeno tra i modelli prodotti dalla Venturi prima della nostra segnalazione. Degli unici tre esemplari di cui si sappia qualcosa, probabilmente questo è l’ultimo superstite: una spider bianca è rimasta vittima di un incidente stradale e dell’altra coupé venduta nel nord Italia più di venti anni fa non si sa più nulla.

La “francesina” apparteneva ed ancora appartiene alla famiglia di una mia amica. Suo padre stava comprando una motoslitta quando vide la 111 Cup dal rivenditore mentre la stavano scaricando da una bisarca, rimase subito folgorato e la comprò.
Se ancora oggi, possiamo ammirarla nella sua splendida forma dopo più di vent’anni è grazie alle amorevoli cure del signor Riccardo, suo orgogliosissimo e appassionato proprietario.