Sin dalla nascita del motore a scoppio, gli ingegneri si battono per migliorare il rendimento di questo meccanismo cercando di contrastare le leggi della fisica e della termodinamica. Nuovi materiali, nuove tecnologie, ma ogni volta l’asticella si sposta di poco, e ogni volta sembra non essere abbastanza.

Qualcuno negli ultimi anni sembra abbia voluto metterci una pietra sopra. I propulsori elettrici sembrano aver risolto il problema alla radice, facendo sembrare di colpo i motori a combustione interna dei marchingegni medievali.
Ma se, grazie anche ad un bell’”aiutino” dagli esperti di marketing, l’opinione pubblica sembra essersi arresa all’idea che le strade del futuro saranno popolate di auto ronzanti, c’è ancora chi conserva delle auto la romantica idea che avevano i nostri nonni, che da bambini vedevano rombare le prime auto su strade polverose, domate da cavalieri senza macchia e senza paura.

Per nostra fortuna (si, anche noi facciamo parte di quelli che identificano il mondo dei motori con rombi e vibrazioni) ci sono ancora geniali costruttori che provano a far restare al passo coi tempi i motori a scoppio.

Al salone di Ginevra 2020, il primo salone dell’auto a svolgersi in maniera virtuale per cause di forza maggiore, Christian von Koenigsegg ha presentato la nuova Gemera. Il nome, suggerito dalla mamma del costruttore finlandese, si basa su un gioco di parole che si traduce con “to give more”, in italiano: “per dare di più”.

Sull’ultima creazione della casa svedese, alle spalle dei sedili dei passeggeri posteriori (avete letto bene, ma ne parleremo dopo), gira un motore che sembra aver fatto un enorme passo avanti rispetto agli attuali propulsori: tre cilindri, duemila centimetri cubici di cilindrata, sovralimentato da una coppia di turbine. Per alimentarlo si può scegliere: potete fare il pieno con il Vulcanol, un carburante composto al 100% da metanolo prodotto dai vapori dei vulcani attivi islandesi, e per questo esente da carbonio; oppure con bio-etanolo ricavato da alcune particolari alghe tramite un processo fotovoltaico che si può fare anche in casa, e quindi al 100% ecologico; infine se proprio volete, potete mettere nel serbatoio anche della comunissima e volgarissima benzina verde.
Il segreto della sua efficienza sta nel particolare meccanismo di sovralimentazione: le valvole di scarico sono due per ogni cilindro e non sono azionate da alberi a camme, ma hanno attuatori elettronici e sono collegate alle due turbine separatamente. Quindi fino ad un certo regime funziona solo una turbina, poi entra in funzione la seconda. Una soluzione molto particolare che riesce a garantire una potenza di 600 cv e una coppia di 600 newton metro.

Secondo voi Koenigsegg poteva accontentarsi di “soli” e dico “soli!” seicento cavalli?
La risposta è talmente ovvia che ora vi racconto come nella fabbrica svedese siano riusciti a mettere altri mille e cento cavalli sulle ruote (tutte e quattro!) della Gemera. Visto che il motore termico non sembrava abbastanza, sull’assale posteriore sono stati montati due motori elettrici, uno per ogni ruota, da 500 cv ciascuno, mentre sull’assale anteriore c’era ancora spazio per un altro motore elettrico da cento cavalli.

Immagino che stiate pensando alle prestazioni di quest’auto da 1700 cv, bene vi aiuto: il famigerato 0-100 km/h è coperto in meno di due secondi (1,9 secondi per chi ama la precisione). La velocità massima si raggiunge in meno di venti secondi e supera i 400 km/h e se Greta ha fatto breccia nel vostro cuore vi potete accontentare della velocità massima raggiungibile in modalità elettrica: 300 Km/h!
Se invece siete preoccupati che la Gemera possa avere un rombo non adeguato alle prestazioni vi posso rassicurare: Christian ha pensato a tutto, lo scarico in titanio progettato da Akrapovic vi farà provare i brividi che vi aspettate.

Inoltre a quest’auto pare proprio non mancare nulla, a partire dal particolare che meno ci si aspetterebbe di menzionare in un articolo su una GT del genere: nei due portabagagli, uno nella coda e uno sul frontale, trovano posto ben 4 trolley da viaggio, non 4 beautycase, ma 4 vere valige da stiva, una per ciascun passeggero dell’auto. Perché no, questa non è la solita 2+2 che al massimo può ospitare nei sedili posteriori due bimbi scomodi, alle spalle del guidatore possono sedere comodamente due adulti alti fino a due metri.

È questo il modo in cui l’azienda di Ängelholm ha trovato il modo di dare di più ai 300 clienti disposti a staccare un assegno da un milione e duecentomila euro.

Images by www.Koenigsegg.com