Nel corso della storia dell’automobilismo sono stati molti i modelli che hanno rappresentato dei punti di svolta, auto che hanno segnato nuovi traguardi da raggiungere o che sono stati dei punti di riferimento per tutti i costruttori. La McLaren presentò la F1, sua prima vettura stradale, a Monte Carlo nel 1992, era la fine di maggio e da quel giorno il mondo delle automobili non fu più lo stesso.

Il papà della F1, Gordon Murray, è un ingegnere sudafricano che si è fatto conoscere in Formula Uno sul finire degli anni ‘70 come progettista della Brabham, poi a metà degli anni ‘80 divenne direttore tecnico della McLaren, con la quale rimase fino al 2004. Le sue creature più famose furono la Brabham BT46 motorizzata Alfa Romeo, e la McLaren MP4/4 del 1988, con la quale Ayrton Senna si portò a casa il titolo di campione del mondo. In totale le vetture progettate da Murray raccolsero l’invidiabile palmares di 13 titoli mondiali.

Nel 1990 Ron Dennis mise il tecnico a capo di una squadra cui fu dato il compito di progettare e costruire la prima vettura stradale col marchio McLaren, una vettura sportiva estrema che avrebbe dovuto racchiudere tutto il know-how acquisito negli impegni sportivi del marchio di Woking.

Se state pensando che in fondo non conoscete molto di quest’auto non fatevene una colpa, per capire il motivo per cui la McLaren F1 non divenne un’icona pop, bisogna probabilmente tornare indietro agli anni ’90. Nel 1992 erano pochi i marchi che potevano cimentarsi nello studio di hypercar ad altissima tecnologia da poter vendere all’appassionato miliardario di turno. Questo era uno sport per pochi, solo le grandi case potevano permetterselo: la Porsche aveva la sua 959, la Lamborghini aveva appena presentato la Diablo e la Ferrari aveva in listino la F40 che aveva già scolpito il suo logo nei cuori degli appassionati. Le eccezioni erano rare, la Bugatti ad esempio aveva appena presentato la EB110 tra mille problemi e complicazioni e sappiamo tutti come andò a finire. Per il resto c’era solo qualche piccolo artigiano che con pochi mezzi aveva scarsissime possibilità di emergere nell’olimpo dell’automobilismo.

Poi venne il 28 maggio 1992 e niente fu come prima. La McLaren, che da anni occupava stabilmente il podio della massima serie automobilistica e che mai prima di allora aveva pensato a costruire un’auto stradale, presentò la F1. La prima cosa che colpiva della F1 era la mancanza di appendici aerodinamiche, come i vistosi alettoni posteriori che caratterizzavano le sue antagoniste, e la morbidezza delle linee della carrozzeria. Probabilmente la F1 anticipava troppo i tempi e confrontata alle sue rivali contemporanee appariva meno aggressiva, con un carattere meno marcato e quindi al momento venne apprezzata solo da una ristretta cerchia di appassionati esperti. Ma la creatura della McLaren aveva tutte le carte in regola per primeggiare contro qualsiasi altra supercar dell’epoca.

Murray, per tutta la sua vita professionale si è lasciato guidare da un principio molto semplice: un’eccellente guidabilità di un’auto si ottiene gestendo alla perfezione la potenza e il peso, e la F1 è esattamente l’espressione di questo concetto: 1061 chilogrammi spinti da 627 cavalli.
Il rapporto peso/potenza è di 1,69 Kg per cavallo, il che metterebbe la F1 nella top ten di una classifica di supercar uscite negli ultimi 10 anni, la Pagani Huayra per fare un esempio ne ha 1,8, la Bugatti Veyron ne ha 1,98, mentre la sua coetanea F40 ne ha 2,58! Il segreto è in gran parte nella scelta dei materiali con cui è stata costruita. La F1 è stata la prima auto prodotta in serie ad adottare un telaio monoscocca in fibra di carbonio. Carbonio che stato utilizzato anche per la costruzione dei tre dischi della frizione. Il cofano motore è stato rivestito da una pellicola di oro 24 carati che aiutava lo smaltimento del calore.
Il motore della F1, nella versione stradale, è un 12 cilindri a V aspirato da 6,1 litri di cilindrata di derivazione BMW montato in posizione centrale.

Nel 1988 una squadra test portò al circuito di Ehra-Lessien un prototipo della F1, in versione pressoché definitiva, per capire quali fossero davvero i limiti di quest’auto. Dell’impresa si incaricato Andy Wallace, pilota già vincitore della 24 ore di Le Mans. Dopo i classici due tentativi toccando un massimo di 291 Km/h fu registrato il record di velocità per un’auto spinta da un motore non derivato dalle corse con 386,4 Km/h. primato che la F1 conservò imbattuto per molti anni.

Il genio di Murray era però evidente anche nel design negli interni: l’abitacolo era in grado di ospitare tre passeggeri e aveva una conformazione molto originale, il sedile del pilota era posizionato al centro e i due passeggeri potevano accomodarsi ai suoi lati leggermente arretrati.

Della F1 vennero costruiti 64 esemplari in versione stradale, una trentina di esemplari denominati GTR pronti per essere portati in pista e altri 8 speciali.
le stradali ebbero anche dei proprietari celebri: Rowan Atkinson, il popolare attore che impersona Mr Bean ne ha avuta una viola che, dopo averla danneggiata gravemente in un paio di incidenti, è riuscito a vendere per undici milioni di Euro. Altro cliente eccellente fu l’ex Beatle George Harrison, amico personale di Murray. Harrison voleva la numero 7, suo numero preferito, che però era già stata venduta, così optò per la numero 25 poiché la somma di 2 e 5 faceva 7. Murray ricorda che nei tre mesi che ci vollero per la costruzione, il chitarrista chiese a più riprese di inserire nell’auto qualche simbolo di Ganesh, la divinità della filosofia indiana di cui Harrison era appassionato, ma voleva che fossero nascosti in un punti che solo lui doveva conoscere. Alla fine, gli elefanti di Ganesh nella F1 furono 12 e Murray assicura che solo lui e l’ex Beatle sapevano dove si trovavano.