Quarant’anni! Tanti ne sono passati da quando, nel 1986, la BMW presentava la capostipite della dinastia M3. Io me la ricordo bene: avevo dodici anni e sulle pagine di Quattroruote – che a casa mia arrivava puntuale ogni settimana grazie a mio padre – vidi per la prima volta quell’auto così strana, così distante dalle solite berline bavaresi. Il frontale richiamava le 320 che incrociavo per strada, ma i passaruota erano muscolosi, larghi e squadrati; il padiglione aveva un taglio inedito e sul baule svettava un alettone a ponte largo come tutta l’auto. La M3 era nata per la pista, per permettere l’omologazione della sorella gemella nel Gruppo A, una sfida che imponeva la produzione di almeno cinquemila esemplari stradali.
Ammirarla oggi, parcheggiata accanto alle mastodontiche berline moderne, è un’esperienza che spiazza. La prima impressione è che sia incredibilmente compatta, quasi minuta, ma dotata di una presenza scenica che emana un’arroganza meccanica d’altri tempi.
L’abitacolo è un autentico viaggio nel tempo, in un’epoca in cui il pilota era davvero al centro dell’universo. La plancia è orientata verso chi guida, i sedili Recaro ti avvolgono in un abbraccio virile e il cambio manuale con la prima in basso, schema tipico delle corse, ricorda subito che questa non è un’auto per tutti. Qui non ci sono algoritmi a correggere le sbavature: la precisione dello sterzo e l’equilibrio del telaio dipendono solo dalla sensibilità di chi stringe il volante.
Negli anni la M3, caratterizzata dalla sigla di progetto E30, ebbe diversi sviluppi, la Evolution I (1987) aveva solo modifiche aerodinamiche e piccole variazioni meccaniche. Nella Evolution II del 1988 la potenza venne portata a 220 cv.
Ma è nel 1990 che apparve il “Santo Graal”: la Sport Evolution. La cilindrata crebbe fino a 2,5 litri e la potenza toccò i 238 CV. Di questa versione, oggi ricercatissima dai collezionisti disposti a follie pur di averla in garage, furono realizzate le celebri serie limitate dedicate ai piloti Ceccotto e Ravaglia.
Oggi la M3 E30 compie quarant’anni, ma la sua eredità è più viva che mai. In un mondo automobilistico che insegue schermi LCD e motori ibridi isolati dal conducente, questa BMW resta il punto di riferimento per chi cerca la purezza. È la prova che la vera bellezza non risiede negli ornamenti, ma nella perfetta fusione tra forma e funzione.
Chi ha avuto la fortuna di guidarla sa che non è solo una macchina: è un pezzo di storia che ti scorre nelle vene.
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