La Ferrari ha un rapporto speciale con la città di Roma. Qui, nel maggio 1947, Franco Cortese vinse il Gran Premio di Caracalla alla guida della 125S, la prima vettura a poter esibire sul cofano il nome Ferrari. Sempre a Roma, il marchio festeggiò i suoi 50 anni con una meravigliosa parata di 2500 vetture stradali e da gara di tutte le epoche. All’evento presero parte anche i piloti ufficiali Irvine e Schumacher, oltre a tantissimi ex piloti che hanno scritto la storia del Cavallino, ognuno a bordo della propria Formula 1.
Il 25 maggio 2026 la Ferrari è tornata a Roma per presentare l’auto che rappresenta la svolta storica più importante da quando Enzo Ferrari decise di iniziare a costruire le sue vetture. All’interno della suggestiva Vela di Calatrava è stata svelata la “Ferrari Luce”, la prima Ferrari completamente elettrica. La svolta rispetto al passato è stata così netta e radicale che le ripercussioni sui media di tutto il mondo sono state senza precedenti, dividendo nettamente l’opinione pubblica.
Il titolo della Ferrari ha perso l’8,37% del suo valore sulla borsa di Milano, e sui social si è scatenata una vera gogna mediatica, alimentata da migliaia di meme contro la neonata Luce. Sono davvero pochi i commentatori che hanno lasciato aperto uno spiraglio, lodando il coraggio della dirigenza nell’aprire una nuova fetta di mercato.
Ma cosa ha provocato una reazione così feroce sul web?
Prima di tutto, manca il motore termico, l’elemento fondante dell’incredibile storia del marchio modenese. Prima spinti esclusivamente da 12 cilindri, negli anni Settanta arrivarono i motori a otto cilindri, poi fu il momento del turbo, mentre in due periodi distinti i cilindri scesero a sei. Negli ultimi anni, infine, la tecnologia ibrida si è affacciata sempre più prepotentemente. Fino a oggi, quindi, la caratteristica più identitaria delle auto di Maranello è sempre stata il rombo del motore. La Ferrari Luce produce invece una specie di “fischio futuristico, un sibilo aerodinamico e magnetico” che nelle intenzioni dei progettisti somiglia a quello di un “jet in decollo”. Di sicuro, qualcosa di molto meno emozionante e coinvolgente di quello che Herbert von Karajan – uno dei più grandi direttori d’orchestra della storia – definì “una melodia che nessun maestro d’orchestra sarebbe mai riuscito a riprodurre”, riferendosi al suono del 12 cilindri della sua 250 GT Lusso.
Alla mancanza di rumore, forse, ci si potrebbe anche rassegnare.
La Luce è comunque il risultato di anni di studio da parte di ingegneri e designer tra i più apprezzati al mondo. Il livello tecnologico e le soluzioni meccaniche di sospensioni, telaio e dinamica del veicolo sono ovviamente al top. Stando alle parole dei piloti ufficiali Leclerc ed Hamilton, l’esperienza di guida non fa rimpiangere gli altri modelli del marchio, rivelandosi in alcuni casi persino più performante, grazie alla distribuzione ottimale dei pesi, alla risposta dinamica, alla potenza dei motori posizionati su ogni ruota e a un’aerodinamica curata maniacalmente.
Il problema, quindi, non sono le prestazioni.
Cos’è, allora, che risulta realmente così divisivo?
Il vero punto di rottura risiede nel design della vettura. Nonostante sia stato curato e presenti caratteristiche aerodinamiche innovative e di eccellenza, la critica ha quasi unanimemente sentenziato che il distacco dagli elementi stilistici tradizionali di Maranello è stato troppo netto. Senza i cavallini e i loghi classici, la Luce semplicemente non viene riconosciuta come una Ferrari. Non solo manca un richiamo, seppur minimo, alle auto che hanno fatto la storia del marchio, ma la linea della carrozzeria rompe totalmente con gli stilemi storici della casa.
Il frontale della Luce appare strano: sembra di vedere la bocca spalancata di un pesce, con i fari sottili posizionati sul labbro superiore. Di profilo, la carrozzeria rivela un accenno di terzo volume, evidenziato dalla colorazione nera del padiglione che la fa somigliare a una grossa berlina. Le ruote sono enormi e i cerchi da 24” appaiono quasi sproporzionati. La coda presenta una banda nera lucida sulla quale sono disegnati, tramite LED, dei cerchi rossi come richiamo, non riuscito, ai fanali tondi delle Ferrari di qualche anno fa.
Gli interni sono ovviamente curatissimi e costruiti con materiali di assoluto pregio, ma anche qui è il design a non convincere. L’abbondanza di vetro e alluminio si traduce in linee fin troppo semplici ed essenziali; i sedili, pur avendo un bellissimo disegno, sono poco avvolgenti e sembrano più adatti a una berlina d’alta rappresentanza. Il problema di fondo è che non sembrano gli interni di una Ferrari: sarebbero stati perfetti su un’auto sviluppata dalla Apple.
Ed è qui che si svela l’arcano. Per disegnare la vettura, il Centro Stile Ferrari diretto da Flavio Manzoni ha collaborato strettamente con Jony Ive, il leggendario designer Apple, padre di iPhone, iMac e iPod.
Se l’obiettivo era stupire, la Luce ci è riuscita, ma al prezzo più alto: la perdita della propria identità visiva. Se per riconoscere una Ferrari serve un logo e non basta più uno sguardo, significa che la matita di Jony Ive ha finito per cancellare la storia, lasciando al suo posto un futuro troppo freddo per far battere il cuore.















Ottimo articolo… Sui piloti non metterei la mano sul fuoco… Dopotutto sono stipendiati… Quindi vabbè.
L’auto fa schifo. Punto.